Padre Matteo Ricci
 

L'europeo Matteo Ricci

 

La prima nozione forte di Europa, intesa quale unità territoriale, politica, culturale, religiosa, capace di esprimere una precisa civiltà, è stata coniata e costantemente impiegata in età moderna da Matteo Ricci (Macerata 1552 - Pechino 1601).

  Non soltanto egli si qualifica   come "europeo" e firma alcune sue opere con la formula "L'europeo Matteo Ricci"; ma presenta anche costantemente la propria terra d'origine e lo stesso Occidente cristiano da cui proviene come "Europa".

  Nella Entrata della Compagnia di Giesù e Christianità nella Cina, l'opera storica che più di ogni altra ha contributo a far conoscere la Cina all'Europa, Ricci considera il grande Paese esteso da Oriente a Occidente «come la nostra Europa»; e afferma che in esso vi sono «tutte le cose di Europa» e anche di più (Entrata, 12). Accolto nella Città proibita in veste ufficiale di "Ambasciatore d'Europa", per circa due mesi risponde alle domande, che l'imperatore Wanli gli pone attraverso gli eunuchi, sulle « cose di Europa, come dei costumi, delle vettovaglie, degli edifici, del vestire, delle pietre preziose, de' matrimoni, delle esequie del loro Re et altre cose simili » (Entrata, 350). La carta universale della Terra, che disegna e trascrive in cinese, produce credito e reputazione verso «i letterati della nostra Europa» (Entrata, 145); sicché i cinesi, desiderosi di conoscere nella sua intima essenza la cultura della terra da cui proviene, chiedono   che cosa si pensasse «in Europa della Amicitia» (Entrata, 253); e Ricci, in risposta, compone la sua prima opera in lingua cinese (Dell'Amicizia), raccogliendo cento sentenze di autori classici, prevalentemente greci e latini.

  Le ragioni principali di questa forte e costante prospettiva europea di Ricci sono due. La prima è una ragione di possibilità. Essendo stato formato nella Compagnia di Gesù e operando nel suo seno, egli aveva acquisito la dimensione sovranazionale dell'Ordine, luogo di unificazione, pur tra crescenti difficoltà e contraddizioni, delle differenze di patria, di lingua, di rappresentanza e peso politico dei suoi membri. Nell'opera missionaria della Compagnia lavoravano fianco a fianco esponenti delle diverse nazioni europee. Il maestro di matematiche di Ricci era stato il tedesco Cristoforo Clavio; belga era il superiore della Compagnia, quando Ricci lasciò Roma. Nelle mani del re del Portogallo, il giovane e sfortunato don Sebastiàn, egli presta giuramento partendo per l'India; qui è spagnolo il superiore provinciale; portoghese il superiore del Collegio di Macao; spagnoli, portoghesi e italiani sono i suoi compagni di missione. Dopo la sua morte, il primo direttore dell'Osservatorio astronomico di Pechino sarà il tedesco Adam Schall von Bell; fiammingo il secondo direttore, Ferdinand Verbiest. Sono gli italiani ad avviare e realizzare la missione di Cina (A. Valignano, M. Ruggeri e M. Ricci); ma sono i mercanti portoghesi di Macao, e successivamente anche il re di Spagna, a sostenerla economicamente. Anche sotto questo profilo, "l'impresa della Cina", come la chiamava Ricci, può e deve essere considerata un'impresa europea.

  La seconda e decisiva ragione è di necessità. Dovendo misurarsi - e misurare l'Occidente - con un Paese e una Civiltà che si presentavano, per ampiezza territoriale, continuità storica, coesione amministrativa, cultura, come un "altro mondo", Ricci è costretto a inventare e a proporre il mondo, da cui proviene, come equivalente alla Cina per grandezza, storia, coesione politica, unità religiosa   e civiltà. E conia la sua forte idea di Europa, come di quell'unico Paese di cui i cinesi, grazie specialmente alla logica, alle matematiche, alle scienze naturali e alle tecniche, da Ricci dimostrate, potessero avere rispetto e ammirazione.

  Una lezione importante non soltanto ieri ma anche, e forse ancor più, oggi.

 
 

L'europeo Matteo Ricci
 
  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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