Padre Matteo Ricci
 

Percorso mostra

 

SEZIONE A


La terra natale

Matteo Ricci nasce a Macerata, nelle Marche, il 6 ottobre 1552, in una terra   distesa tra i monti dell'Appennino e il mare Adriatico verso Oriente, che ha inviato, nel corso dei secoli, decine di insigni viaggiatori, missionari e scienziati nell'Asia orientale. Dalla città natale Ricci trae linfa e fibre per la formazione della sua mente, della sua affettività e del suo sguardo sul mondo. Qui compie in famiglia i primi studi e frequenta, dai nove ai quattordici anni, il nuovo collegio dei Gesuiti. Assiste per due anni il padre nella conduzione della spezieria, prima di essere inviato a Roma a studiare diritto (1568). In Macerata forgia il proprio linguaggio, che emerge in tipiche espressioni dialettali negli scritti italiani degli ultimi anni. Da essa trae alcuni caratteri tipici della sua personalità. Gli interlocutori cinesi lo descrivono come persona schiva, riservata e silenziosa; di una operosità senza fine e di una resistenza fisica e mentale straordinarie. Capace di grandi sogni, ma al tempo stesso accorto e realista, è dotato di una sottile vena di autoironia e di uno sguardo disincantato sul mondo.



La nuova nascita a Roma

Dopo aver compiuto il triennio di studi giuridici, il 15 agosto 1571 Matteo entra nel noviziato di S. Andrea al Quirinale, promettendo assoluta obbedienza e "indifferenza" agli ordini che gli saranno impartiti. Nei primi mesi della sua permanenza nella Compagnia di Gesù, segnati dall'evento epocale della battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) tra Cristiani e Turchi, il giovane novizio deve anche risolvere il problema dell'iniziale opposizione paterna alla sua decisione.

  Inviato a Firenze nell'autunno del 1572 per circa un anno a perfezionare gli studi di lettere classiche, nell'ottobre del 1573 inizia a frequentare i corsi di retorica e di filosofia nel Collegio Romano. Sono gli anni decisivi della sua formazione umanistica. Possedendo già una buona preparazione in latino e greco, si prepara con la retorica alle arti del buon oratore e scrittore. Il maestro privilegiato, tra i latini, è Cicerone, le cui opere vengono studiate assiduamente e molte di esse apprese a memoria. Legge Orazio e Quintiliano e, tra gli Stoici, Seneca, Epitteto e Marco Aurelio. Nel corso di filosofia e matematica, i maestri indiscussi sono Aristotele, commentato da Tommaso d'Aquino, ed Euclide, commentato da Cristoforo Clavio.



Da Macerata a Pechino

Ricci lascia Roma per il Portogallo nel maggio 1577. Trascorsi circa sette mesi a Coimbra, dopo aver prestato giuramento nelle mani del re del Portogallo, si imbarca da Lisbona per l'India il 24 marzo 1578, giungendo a Goa il 13 settembre dello stesso anno. Qui insegna latino e greco agli studenti del Collegio gesuitico e studia teologia. Subisce l'attacco della malaria e lo supera. Ricevuti gli ordini sacri a Cochin nel luglio 1580 e terminati gli studi di teologia, nella primavera del 1582 Ricci viene chiamato a Macao per aiutare il confratello Michele Ruggeri, che sta tentando già da tre anni di entrare nel regno della Cina. Ricci giunge nella base portoghese, indicata come "porto della Cina", il 7 agosto del 1582. Macao è una città cinese, governata da autorità cinesi, nella quale è stato concesso ai portoghesi il permesso di costituire una piccola comunità (circa mille persone), dedita quasi esclusivamente al mercato con la Cina. Essa è anche base per le navi dirette al Giappone.



Il mio maestro

Negli anni del Collegio romano   Ricci ha la fortuna di incontrare un maestro straordinario di matematiche e scienze naturali: il tedesco Cristoforo Clavio (Bamberg 1538 - Roma 1612), amico e corrispondente dei maggiori matematici del tempo, da Keplero a Galilei. Ricci lo indicherà sempre con l'espressione "il mio maestro". Alla sua scuola apprende geometria e aritmetica, astronomia e cartografia, scienze della misurazione del tempo e dello spazio. Impara a costruire carte geografiche, globi terrestri e celesti, sfere armillari, astrolabi, orologi solari e meccanici. Si può dire che egli introdusse in Cina tutte le matematiche e le scienze applicate apprese da Clavio. Tradusse con Xu Guangqi la Geometria di Euclide, edita e commentata dal maestro nel 1574; in astronomia tradusse parti della Sfera del Sacrobosco commentata da Clavio; con Li Zhizhao ne tradusse il Trattato sull'astrolabio e con Xu Guangqi l' Aritmetica pratica. Ricci trasmise alla Cina il sistema geocentrico di Aristotele e Tolomeo, che in quegli stessi anni iniziava a crollare in Europa di fronte al nuovo sistema eliocentrico di Copernico. Ma il suo contributo scientifico più rilevante alla Cina rimase l'introduzione del metodo matematico nella osservazione della natura.  



Una storia di orologi

La missione di Cina, progettata e fortemente sostenuta dal Visitatore delle missioni gesuitiche d'Oriente, Alessandro Valignano, si aprì all'insegna degli orologi, meccanici e solari. Ricci stesso ricorda che l'ingresso a Zhaoqing fu favorito dal dono di un orologio meccanico al viceré. Nei diciotto anni della sua risalita da macao verso Pechino Ricci costruì centinaia di orologi solari di ogni genere e diversi orologi meccanici. A proposito dell'orologio meccanico a pesi che verrà regalato all'imperatore, proveniente da Macao, osservava: "Se bene era di assai manco valuta [minor valore] che l'altro piccolo [un altro orologio più piccolo a molle], era però maggiore, e così faceva maggior strepito e pareva cosa più grave e di più apparato" (Della Entrata 326). L'imperatore Wanli apprezzò a tal punto i due orologi (a pesi e a molle) che gli vennero regalati, da ordinare che alcuni eunuchi matematici ne apprendessero la struttura e il funzionamento. Ricci li smontò con il loro aiuto, ne vennero disegnate le parti e denominate, dando luogo così all'orologeria meccanica cinese: "E inanzi a tutto volsero in lettera Cinese i nomi di tutte le rote, ferri, chiavi e quanto stava nell'Horiuolo, che tutto fecero i Padri, formando varij nomi, per potergli dichiarar tutto con parole e con penna" (Della Entrata 349).

L'orologio che qui presentiamo è stato costruito nel 2003 dal maestro Alberto Gorla per la prima mostra di Macerata su Matteo Ricci. Realizzato sul modello degli orologi da torre ricciani, presenta tre treni, uno del tempo, uno delle ore e uno dei quarti. Posto originariamente su una torretta di cinque metri, per facilitarne la manutenzione è stato successivamente abbassato e dotato di un motore elettrico per il richiamo dei pesi. Esposto nelle mostre di Macerata, Roma (Vittoriano) e Berlino, è stato recentemente presentato anche nel padiglione italiano dell'Expo di Shangai. È uno degli oggetti che faranno parte dell'esposizione permanente di Macerata.


Zhaoqing, la prima residenza

Zhaoqing, sede del governo politico della provincia del Guangdong, fu la prima città ad accogliere Ricci e Ruggeri nel settembre del 1583. Venne loro assegnato un terreno, nel quale costruirono la prima causa europea in terra cinese. E poiché dichiaravano di essere religiosi, fu loro chiesto di assumere lo stato dei monaci buddisti. Ricci e Ruggeri si rasarono barba e capelli e indossarono il saio grigio dei bonzi. Cominciarono a tradurre in cinese testi religiosi occidentali (Dieci comandamenti, Credo); composero gran parte del primo Dizionario portoghese-cinese; nel 1584 Ricci consegnò a Wang Pan la prima Carta universale del mondo in lingua cinese.  

Nel 1588 Ruggeri fu inviato a Roma per organizzare un'ambasciata del papa all'imperatore di Cina. Ricci scrisse in cinese la lettera che il papa Sisto V avrebbe dovuto inviare all'imperatore Wanli. Ma per varie ragioni l'ambasciata non ebbe luogo. Un nuovo viceré si invaghì della casa europea di Zhaoqing e decise di impossessarsene. Al termine di una coraggiosa resistenza, Ricci accettò un prezzo irrisorio in cambio del permesso di trasferirsi più a nord, nella città di Shaozhou.


Ricci e il Buddismo

Introdotto in Cina dall'India nel I secolo dopo Cristo, dopo alterne vicende, il Buddismo era ampiamente diffuso al tempo di Ricci, esercitando anche una forte influenza sui letterati e all'interno della corte. Organizzato in forme rituali e associative (monasteri maschili e femminili) molto simili a quelle cristiane e, sopra tutto, fondato su una concezione del mondo incompatibile con quella cristiana, la "religione degli idoli" era considerata da Ricci il principale antagonista del Cristianesimo. Così egli ne espone la tesi di fondo: "Ma l'oppinione che adesso è più seguita - pare a me pigliata dalla setta degli Idoli da cinquecento anni in qua - è che tutto questo mondo sta composto di una sola sustantia , e che il creatore di esso con il cielo e la terra, gli uomini e gli animali, alberi et herbe con i quattro elementi tutti fanno un corpo continuo, e tutti sono membri di questo corpo; e da questa unità di sustantia cavano [fanno derivare] la charità che habbiamo d'aver [dobbiamo avere] gli uni con gli altri, con il che tutti gli uomini possono venire a esser simili a Dio, per esser della stessa sustantia con esso lui. Il che noi procuriamo di confutare non solo con ragioni, ma anco con autorità de' loro Antichi, che assai chiaramente insegnorno assai differente dottrina" (E 95)



Ricci e il Confucianesimo

L' incontro decisivo della missione ricciana è con Confucio e con la sua dottrina. Nato nel 551 avanti Cristo, per due millenni Confucio era stato l'autentica guida spirituale della Cina. Le sue opere e quelle dei suoi discepoli (Quattro libri, Cinque dottrine) proponevano le norme della buona conduzione dello Stato e della vita sociale. Per questa ragione esse costituivano il principale oggetto di esame per i letterati che aspiravano a ruoli di pubblica amministrazione. Più che una religione, il Confucianesimo appariva a Ricci come una filosofia morale e politica: non occupandosi di questioni metafisiche e del destino dell'anima dopo la morte, non si poneva in concorrenza con il Cristianesimo. Così egli ne ricostruisce la storia e la dottrina: "Fiorirono nel tempo che fra noi fiorì Platone et Aristotile, come feci il conto de' tempi, anco tra loro alcuni letterati di buona vita che fecero alcuni libri di cose morali, non per via di scientia, ma di sententie buone, dei principali de quali fecero poi Quattro libri, che sono adesso gli più stimati e letti de giorno e de notte, che non passarà il volume della grandezza delle Epistole familiari di Marco Tullio ; ma gli comentarij e glosse, e comentarij de' comentarij et altre esposizioni e discorsi sopra essi sono già infiniti". (L 394)



Shaozhou, la seconda residenza

Il soggiorno di Ricci a Shaozhou è contraddistinto da quattro aspetti principali. 1. Perde, a causa della malaria endemica nella città, nell'arco di due anni, due giovani compagni ai quali ha iniziato a insegnare la lingua cinese e a leggere i classici confuciani: il portoghese Antonio de Almeida e l'italiano Francesco De Petris. 2. Studia intensamente i classici confuciani, i Quattro libri e le Cinque dottrine. Traduce in latino i primi e ne compone una parafrasi a beneficio dei confratelli che giungono dall'Europa. 3. Assume dei maestri per imparare a comporre libri in lingua cinese. Comprende infatti che la sua opera sarà sempre inefficace se rimarrà limitata al solo insegnamento orale. 4. Decide di trasformare l'abito e lo stato di bonzo straniero nella veste e nello stato del letterato predicatore (Daoren). Ricci comprende che per arrivare alla corte deve acquisire credito presso i governanti confuciani del Paese, con i quali stringe una forte alleanza. Con la sua erudizione, con la perfetta assimilazione della cultura e dei costumi del Paese, ma anche con la sua modestia e lealtà, si impone alla loro ammirazione e al loro rispetto.




SEZIONE B


Il confuciano occidentale

Giunto a   Nanchang verso la fine di giugno del 1595, Ricci si presenta quale letterato predicatore e in questa veste viene accolto dai mandarini della città. Nel mese di novembre offre al principe di Jianan la sua prima opera in lingua cinese, una raccolta di sentenze occidentali Sull'amicizia. L'operetta ebbe grande successo e conobbe rapidamente varie edizioni. I letterati Qu Taisu e Feng Yingjing, le cui prefazioni ci sono pervenute, celebrano Ricci come l'uomo dell'amicizia ("è venuto in Cina in cerca di amici") e sottolineano che egli ha il merito straordinario di aver fatto comprendere alla Cina di essere, insieme all'Europa, l'altra metà di una sola civiltà umana.

L'anno successivo (1596) Ricci consegna al viceré Lu Wangai la Mnemotecnica occidentale, tradotta in cinese a partire da un testo che egli aveva composto in italiano negli anni del Collegio Romano. La richiesta del viceré era venuta dopo che Ricci aveva offerto un prodigioso saggio di memoria: fatte scrivere dai commensali, durante un banchetto, più di quattrocento caratteri cinesi privi di nesso logico, dopo averle letti una sola volta, egli fu in grado di ripeterli con esattezza in ordine diretto e in ordine inverso.



La civiltà del libro

Il simbolo dell'incontro della civiltà europea con quella cinese è stato senza dubbio il libro. La meraviglia nel constatare che anche l'altra civiltà era fondata sul libro, fu reciproca. Ricci esprime il proprio stupore nel constatare che in Cina il libro costituisce lo strumento di comunicazione privilegiato e spinge i suoi confratelli ad apprendere l'arte di comporre libri in lingua cinese. D'altra parte, i letterati cinesi non credevano ai loro occhi nel vedere i libri occidentali, che attestavano l'esistenza di una società di letterati anche fuori della Cina: "Pare a loro che implica contraddizione esser letterato e non per mezzo de' loro libri, e non sanno se non domandare chi fece questi libri. Nondimeno, vedendoli sì belli, vengono a confessare che qualcosa di buono vi sarà scritto in essi" (Lettere 316).

  Con i suoi libri Ricci viene accolto definitivamente nel mondo dei letterati cinesi, al quale egli si adegua in tutto. Il primo fondamentale carattere della vita del letterato è il suo esser parte di una comunità fondata sullo studio dei classici confuciani, sulla selezione operata dal sistema degli esami, sull'essere funzionari dello Stato (ma non sempre, perché un buon numero di letterati è privo di incarichi ufficiali) e sulla pratica di alcune attività.



Onorare i morti per educare i vivi

Comune a tutte le religioni cinesi e quindi espressione significativa di questa civiltà è il culto degli antenati. Ecco come esso viene descritto dallo stesso Ricci:

"La cosa più solenne tra questi letterati, et usata dal Re sino ad ogni minimo, è le offerte che ogn'anno fanno di carne, di frutte, profumi e pezze di seta, o di carta nei più poveri, e di profumi ai loro antepassati già morti, in certi tempi dell'anno, et in questo pongono la loro observantia ai suoi parenti , cioè di servirgli morti come se fossero vivi. Né per questo pensano che i morti venghino a mangiare le dette cose, o che habbino bisogno di esse; ma dicono far questo per non saper altro modo con che mostrino l'amore e grato animo che hanno verso di loro. E ci dissero alcuni che questa cerimonia fu istituita più per i vivi che per i morti, cioè per insegnare ai figliuoli et alla gente ignorante che honorino e servano ai loro parenti vivi, vedendo che le persone gravi sino a doppo la morte gli fanno gli offitij [doveri di gratitudine], che gli solevano fare quando erano vivi. E conciosiacosa che né loro riconoschino in questi morti nessuna divinità né gli chiedano né sperino da essi niente, sta tutto questo fuori di ogni idolatria, e forsi che anco si possi dire, non esser nessuna superstitione, se bene serà meglio commutar questo in limosine ai poveri per le anime di tali defunti, quando saranno Christiani". (Entrata 96)




Un nuovo Tolomeo

Cessata la minaccia giapponese dell'invasione della Corea, si creano le condizioni per fondare la quarta residenza nella Capitale del sud. Il breve soggiorno di Ricci a Nanchino è caratterizzato dall'insegnamento della matematica e delle scienze naturali, e da rinnovati preparativi per essere ammesso a presentare doni, quale ambasciatore d'Europa, all'imperatore Wanli.

Visita l'osservatorio astronomico posto dentro le mura della città e collabora con gli astronomi di corte costruendo per essi alcuni strumenti. Apre una scuola di matematica, frequentata da eminenti studiosi. A Nanchino incontra per la prima volta uno dei suoi amici e protettori più importanti, Xu Guangqi. In questo periodo Ricci compone il Trattato sui quattro elementi, una seconda edizione della Carta geografica universale e traduce una parte del Manuale di Epitteto, che pubblicherà negli anni successivi sotto il titolo Venticinque sentenze.

Nel mese di marzo 1600 arrivano da Macao i confratelli Lazzaro Cattaneo e Diego de Pantoja, con nuovi doni per l'imperatore. Il 18 maggio, insieme a Pantoja e con il permesso delle autorità di Nanchino, Ricci riparte alla volta di Pechino.





La carta del mondo con la Cina al centro

Ricci cominciò con il disegnare una piccola carta geografica universale in lingua cinese nel 1584: fu un evento epocale per la Cina. A questa seguirono altre cinque edizioni, sempre più perfette, ciascuna tirata in migliaia di copie. Dell'edizione di Nanchino 1600 non ci sono esemplari superstiti; dell'edizione Pechino 1602, realizzata in collaborazione con l'amico Li Zhizao, si conoscono quattro esemplari completi, uno dei quali conservato nella Biblioteca Vaticana, di cui viene qui esposta una copia perfettamente conforme; dell'edizione 1603 in otto pannelli si conoscono due esemplari; dell'edizione 1608 voluta dallo stesso imperatore rimane una copia successiva conservata nel Museo Provinciale di Nanchino; dell'edizione 1609, rielaborazione della precedente in due pannelli apposti a destra e a sinistra del trono, non restano esemplari. Ricci si serviva dei mappamondi non solo come strumenti di conoscenza scientifica, ma anche di insegnamento filosofico e religioso, oltre che di efficaci strumenti di persuasione riguardo al valore delle scienze occidentali.

  Il dato più evidente delle carte di Ricci è il posizionamento della Cina al centro, con l'Europa e l'Africa a sinistra, le Americhe a destra. Se non risultava più essere il Paese più grande della Terra, si confermava almeno come "Paese del centro", rispettando così anche l'indicazione del nome proprio della Cina (Zhongguo).




L'Ambasciatore d'Europa

Il 24 gennaio 1601 Ricci viene ammesso nella città proibita dei Ming. I doni vengono esaminati da una commissione di eunuchi, approvati e dopo tre giorni presentati all'imperatore. Wanli ordina che lo straniero Li Madou rimanga a disposizione nel palazzo. Ai pittori di corte lo fa ritrarre in piedi a grandezza naturale e a quattro eunuchi matematici impone di apprendere il funzionamento dei due orologi. Quattro eunuchi musici imparano a suonare il manicordo occidentale e Ricci compone Otto canzoni per accompagnamento vocale.

Li Madou non incontrerà mai personalmente Wanli; ma questi lo protegge esigendo che rimanga nella capitale senza allontanarsene e sostentandolo a spese dell'erario fino alla morte. Come scriverà Xu Guangqi, lo straniero Matteo Ricci era equiparato alla riapparsa fenice, simbolo della prosperità dell'impero e protezione della corte: "Nell'antichità, il chiosco dove le fenici costruivano il loro nido era considerato dalla corte un oggetto prezioso per la successione dell'impero. Oggi, con piena abbondanza, noi abbiamo un uomo vero, dotto e grande, che rende manifesta la nostra virtù e protegge la corte: non è forse un tesoro ancora più prezioso per il mondo? Innalziamo le nostre lodi. Il giorno in cui cesseremo di lodare la nostra civiltà può attendere ancora, può attendere ancora!".



Xitai, il Maestro occidentale

Negli anni di Pechino Ricci produce, con gli amici cinesi, le opere più importanti. Nel 1602 pubblica con Li Zhizao la grande carta universale di tutto il mondo in sei pannelli, ripubblicata con nuovi testi in otto pannelli nel 1603. In questo stesso anno, anche grazie alle pressioni dell'amico Feng Yingjing, pubblica Vero significato del Signore del Cielo; due anni dopo Venticinque sentenze; nel 1607, con Xu Guangqi traduce i primi sei libri della Geometria di Euclide, l'opera che da sola, secondo il giudizio dei magistrati cinesi, avrebbe meritato l'assegnazione di un terreno per la sepoltura e la perenne riconoscenza della Cina. Nello stesso anno pubblica con Li Zhizao il Trattato sull'astrolabio di Clavio. Nel 1608 vede la luce Dieci capitoli di un uomo strano, l'opera morale di maggior successo. Nello stesso anno l'imperatore Wanli chiede dodici esemplari su seta del mappamondo 1602. Ricci inizia a comporre la storia dell'impresa della Cina, Della Entrata della compagnia di Giesù e Christianità nella Cina, trasmettendo all'Europa, per la prima volta nella storia, una descrizione fedele e partecipata del "Paese di mezzo".



A raccogliere il premio eterno

Nella primavera del 1610, anno degli esami, Ricci è sottoposto a un ritmo spossante di visite, fino a ottanta al giorno, che i mandarini e i letterati venuti a Pechino da tutta la Cina gli rendono.  

  Il tre di maggio, tornando da una visita, si mette a letto stremato, annunciando che non si alzerà. A nulla valgono le cure dei migliori medici della città. Egli ha già preparato i documenti per la sua successione. Il dieci maggio riceve l'estrema unzione. A uno dei confratelli che gli chiede se si renda conto della situazione nella quale li lascia, risponde: "Su una porta aperta a grandi meriti, ma non senza molti pericoli e tribolazioni". L'indomani, secondo la testimonianza del De Ursis presente, "perseverando nella stessa allegrezza, seduto al centro del letto, con molta pace e serenità, senza alcun movimento, chiudendo gli occhi come per dormire o per contemplare, diede l'anima al suo creatore, dopo aver baciato il Crocifisso e l'immagine del nostro beato padre Ignazio, martedì, agli undici di maggio, alle sette ore di sera".

  Appresa la morte di Ricci, su richiesta dei confratelli e con il parere favorevole dei ministri competenti, per la prima volta nella storia della Cina, l'imperatore concede un terreno per la sepoltura di uno straniero in terra cinese. La tomba di Ricci è onorata ancora oggi a Pechino.



Il ritratto e la condanna

Nelle ore immediatamente successive alla morte di Ricci, il confratello cinese Yan Wenhui, detto Manuel Pereira, eseguì il primo ritratto del "Maestro occidentale". Si trattava anche di uno dei primissimi ritratti a olio eseguiti in Cina da un pittore cinese. Nel 1614 il ritratto fu portato a Roma ed esposto nella Chiesa del Gesù insieme a quelli di Sant'Ignazio e di San Francesco Saverio. Una copia conforme viene qui esposta

Già durante la vita di Ricci, e in misura maggiore dopo la sua morte, erano stati sollevati dubbi e critiche intorno ad alcuni punti del metodo missionario del grande maceratese. Essi riguardavano specialmente tre temi: 1. la traduzione che egli aveva data in cinese del termine Dio, reso con Tian e Tianzhu, che significano Cielo e Signore del cielo. Si obiettava che tali termini trasmettevano un'idea troppo materiale di Dio. 2. Il giudizio positivo che Ricci aveva pronunciato sulla morale confuciana, considerata sostanzialmente conforme, eccettuati pochi punti, a quella cristiana. 3. La concessione ai cinesi convertiti al cristianesimo di continuare a praticare i riti in onore di Confucio e dei propri antenati, che Ricci considerava aventi un valore esclusivamente civile. Specialmente gli altri ordini religiosi giunti in Cina intorno al 1630 ritenevano che in tal modo si sarebbe aperta la porta all'idolatria e alla superstizione.

  La controversia su questi punti si concluse nel 1704 con una condanna formale del metodo ricciano da parte del Tribunale dell'Inquisizione e con una condanna definitiva nel 1742. Su Ricci e la sua opera cadde il silenzio fino al 1939, quando Pio XII tornò sulla questione dei riti cinesi e riconobbe la giustizia del metodo ricciano. Ora la Chiesa indica il fondatore della chiesa di Cina come esempio di metodo apostolico per il terzo millennio.  


 
 

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